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Archivio per settembre 2012

MOSTRA FOTOGRAFICA a MACRO TESTACCIO

Dal 21 al 23 settembre verranno esposte alcune foto riguardanti il nostro lavoro nell’ambito di WORK FOTOGRAFIA – Festival Internazionale di Roma, presso La Pelanda a Macro Testaccio.

n.b. l’ingresso ai padiglioni A e B è a pagamento, mentre l’ingresso a La Pelanda è libero. Orari di apertura 16:00-22:00

Riportiamo qui il testo che introduce le immagini.

 

IL PALCO E’ UN CANTIERE

Rigger, scaffolder, tecnici, facchini.

Ci si può chiedere in cosa consista il nostro lavoro. Nomi mai sentiti. Ultimamente comparsi sui giornali. Dopo il crollo del palco su cui avrebbe suonato Jovanotti a Trieste nel dicembre 2011, dopo il crollo del palco di Laura Pausini a Reggio Calabria a marzo 2012. Incidenti che hanno provocato la morte del facchino Francesco Pinna e del rigger Matteo Armellini. Incidenti che non hanno ancora dei responsabili.

Ci si può chiedere in cosa consiste il nostro lavoro. Costruiamo palchi per i concerti, megastrutture lunghe 40 metri e alte 25. E’ un lavoro oscuro e sconosciuto non solo perché lo svolgiamo prima e dopo che migliaia di occhi si posino su ciò che noi abbiamo costruito. Il motivo profondo è che per creare l’incanto, quello che noi facciamo deve restare nascosto, noi dobbiamo essere invisibili! Il pubblico deve potersi illudere che la sua star possa aver fatto ogni cosa da sola. Nessuno vuole davvero sapere come è stata catturata la sua attenzione. I giochi di luce, il volume del sound, la grandezza della struttura, sono il frutto misterioso della presenza della star, strumenti ipnotici per attirare la massa. E dopo quelle due ore di concerto, lo spettacolo finisce, non resta più nulla a testimoniare ciò che è avvenuto se non il ricordo emozionato e confuso di chi ha partecipato. Il ricordo e le fotografie.

Per questo abbiamo scelto una mostra fotografica. Per provare a svelare i trucchi che si nascondono dietro la messa in scena dei grandi concerti. Vogliamo mostrare il volto vero di un mondo finto. Un mondo in cui e di cui abbiamo vissuto per anni, che ci ha dato tanto e che ci ha tolto tanto. Un mondo da amare o da odiare, fatto di uomini e donne che lavorano nel più concreto dei modi per ottenere il più effimero dei risultati.

Motore tenace del progetto è Paola Armellini, che da maggio 2012 organizza a Roma esposizioni di fotografie scelte tra gli scatti del figlio. Vuole mostrare, non vuole che si dimentichi. Alle fotografie di Matteo si sono aggiunte quelle scattate da noi mentre lavoravamo, suoi compagni e colleghi. Infine altri amici hanno portato altri sguardi recenti.

E’ evidente l’eterogeneità dei punti di vista, molteplici, interni ed esterni ad un lavoro che si è trasformato in tragedia. Crediamo che questo sia il valore della mostra. Far conoscere una categoria di cui si ignora l’esistenza: fantasmi che lavorano in altezza, svolgendo mansioni pericolose che richiedono grande competenza e professionalità. Fantasmi che non vogliono più essere tali e che rivendicano condizioni lavorative adeguate, sicurezza e dignità. Diritti fondamentali che questo sistema produttivo non riconosce al lavoratore che prima di essere tale è un uomo.

 

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