Il nostro primo maggio: non un concertone ma un giorno di lotta.

Il primo maggio, giornata mondiale dei lavoratori, è stata da anni trasformata in Italia in un grande evento live e televisivo, organizzato da CGIL CISL e UIL. Proprio i soggetti che in questa giornata dovrebbero porre all’attenzione di tutti i problemi e i danni provocati da un modello produttivo volto alla massimizzazione dei profitti a scapito della vita di chi lavora, ogni giorno, per guadagnarsi da vivere. Questo show invece è volto al puro intrattenimento e sono completamente assenti contenuti critici in un periodo in cui crisi e precarietà sono due parole all’ordine del giorno.

Da qualche mese come collettivo autorganizzato, abbiamo avviato un dibattito sulle nostre condizioni lavorative, che è stato purtroppo accelerato dagli incidenti mortali di Trieste e Reggio Calabria, dopo i quali abbiamo cercato di esprimere le nostre posizioni dai palchi che noi stessi montiamo e allestiamo.

Abbiamo manifestato davanti al Palalottomatica l’8 marzo ma la produzione F&P ci ha negato di poter parlare dal palco di Venditti, il giorno dopo abbiamo ricevuto la stessa risposta negativa dalla FIOM perchè non eravamo in scaletta. Tanto meno è stata presa in considerazione l’idea che noi potessimo parlare sul palco montato a San Giovanni per il concertone.

Abbiamo deciso quindi di prendere la parola a modo nostro, con degli striscioni.

Il primo “The show must go off” è stato appeso sulla torretta del delay audio. Questo è il nostro primo slogan, per ribaltare la regola fondamentale nel nostro settore vale a dire che lo show vada avanti nonostante tutto quello che accade intorno.

Abbiamo portato un altro striscione il più possibile vicino al palco, “Con questi contratti nessuna sicurezza”, in questo slogan abbiamo voluto sintetizzare tutte le considerazioni riguardo l’inesistenza della nostra categoria professionale, l’inadeguatezza dei contratti che non ci danno alcuna sicurezza nell’affrontare la vita quotidiana e che va di pari passo alla tendenza al risparmio, che si riflette nella scarsa attenzione per la sicurezza nei cantieri e nell’esplicita volontà delle aziende di non assumere personale. Sulla torretta della regia sono stati appesi altri due striscioni. Uno rivolto verso il pubblico con il nome del collettivo per esteso e il blog di riferimento.

L’altro rivolto verso il palco, “1400 morti all’anno: una repubblica fondata sulla strage”.

Gli striscioni sono stati visti dai presenti e dal pubblico che seguiva l’evento in televisione, così come da chi saliva sul palco per esibirsi.

Nessuno di questi ultimi però ha espresso una sola parola davanti a quello che stava accadendo, eppure ci siamo resi visibili per circa tre ore con fumogeni e cori.

“Per quanto vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti”. (F. De Andrè)

COLLETTIVO AUTORGANIZZATO OPERAI SPETTACOLO ROMA – maggio 2012.

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