Contributo al dibattito del 21/4/2012

Questo è il contributo del collettivo degli operai dello spettacolo live di Roma al dibattito che si è svolto il 21 aprile 2012 presso la città dell’altra econoimia in occasione dell’incontro intitolato: “Non chiamatele morti bianche” organizzato dall’associazione Ruggero Toffolutti.

A Dicembre dell’anno scorso, sulla spinta emotiva data dal crollo del palco di Trieste che provocò la morte di Francesco Pinna, alcuni operai romani del settore spettacolo hanno sentito l’esigenza di esprimere con parole proprie una riflessione riguardo il proprio mondo lavorativo, attraverso un comunicato dal titolo The Show must go off. Il dibattito suscitato da questo nostro documento si è poi allargato e nell’arco dei mesi seguenti ha dato vita ad un collettivo  autorganizzato di lavoratori del settore  che si riunisce tutti i martedì, in cui stiamo discutendo di come affrontare collettivamente i problemi del nostro lavoro.

Il primo obiettivo è fare un passo avanti rispetto alle sporadiche lamentele sulle nostre condizioni lavorative, che si risolvono nelle “chiacchiere da furgone” e negli sfoghi personali da pausa caffè che abbiamo tante volte condiviso nella routine delle nostre giornate di lavoro. Obiettivo non semplice  considerando che, per via del vuoto normativo in cui continua a vivacchiare questo settore, spesso affrontiamo individualmente i rapporti con i nostri molteplici clienti subendo  molto facilmente il ricatto di non essere richiamati dai service se avanziamo, a livello personale, qualche pretesa riguardante l’orario, la mansione da svolgere o un giorno di malattia.

Quindi Abbiamo cominciato ad organizzarci per cercare di trovare delle soluzioni insieme.

Il primo piccolo traguardo raggiunto è stato quello di avviare un dibattito tra i lavoratori, in una città come Roma, in cui il settore degli eventi live è molto sviluppato e da lavoro ad un numero elevato di persone. Una città che praticamente ogni giorno ospita un concerto, un comizio politico o sindacale, un grande evento sportivo o anche religioso che ci vede impegnati. Dare continuità a questo dibattito e trasformarlo in una posizione condivisa, su quello che secondo noi va cambiato rispetto alla situazione attuale ci ha impegnati finora. Dal nostro dibattito sono emerse due necessità imprescindibili e legate tra loro:

Prima di tutto è fondamentale lavorare in sicurezza il più possibile.

La mancanza di sicurezza per noi è dovuta alla velocità dei ritmi e alla lunghezza dei turni di lavoro, all’insufficienza numerica del personale impiegato, all’inadeguatezza delle misure di prevenzione dei rischi e alla mancata revisione dei materiali che andiamo ad assemblare.

In secondo luogo è fondamentale che esista una normativa contrattuale specifica per la nostra categoria, che copra tutti coloro che, con mansioni diverse, forniscono forza lavoro per mettere in piedi un evento live, garantendo i dovuti diritti a tutti, dal facchino al tecnico specializzato, solo in questo modo si renderebbe possibile la completa scomparsa del lavoro nero da questo settore, si determinerebbe con certezza la durata della giornata lavorativa con la conseguente regolamentazione degli straordinari e delle coperture assicurative, adesso inadeguate ad un lavoro ad alto rischio come questo.

Le molteplici tipologie contrattuali  che ora stabiliscono il rapporto tra chi lavora effettivamente e chi commissiona l’evento specifico, sono prese in prestito da altre categorie e, quando ci sono, spesso risultano inadeguate ed incomplete. Esiste inoltre il problema della difficile definizione di chi sia il vero committente del lavoro perché viviamo l’ambiguità di avere un contratto con una cooperativa, che risulta datore di lavoro, ma invece è solo l’escamotage per dare una fattura al service o alla produzione a seconda dei casi, che sono i nostri reali committenti.

Questo genera anche difficile comprensione della propria situazione: ci consideriamo, e veniamo considerati, lavoratori autonomi mentre in realtà siamo nei fatti lavoratori subordinati (soprattutto dal momento che esiste un orario di convocazione al lavoro e che l’orario in cui si stacca viene deciso dalle esigenze di produzione). In realtà uno dei fattori principali per cui c’è tanto lavoro nero, o per cui molte volte non abbiamo contratti che corrispondano effettivamente alla realtà, è proprio la nostra inesistenza come categoria specifica di lavoratori.

Siamo venuti a sapere che, proprio in questi mesi, si sta aprendo un tavolo di trattative per scrivere un Contratto Collettivo Nazionale per i lavoratori delle cooperative dello spettacolo e pensiamo che come lavoratori dobbiamo avere voce in capitolo. Altrimenti verrà deciso qualcosa che ci riguarda senza essere minimamente consultati. I sindacati infatti siedono a quel tavolo per noi, ma né noi li abbiamo mai visti né loro conoscono veramente la nostra realtà lavorativa.

Un altro importante obiettivo che ci siamo posti è riuscire a scardinare, prima di tutto tra di noi lavoratori del settore,  l’idea che questo lavoro non si possa svolgere in modo diverso da quello a cui ci hanno voluto abituare.

Finora a qualcuno è sicuramente convenuto organizzare gli eventi in questo modo e la crisi sarà una buona scusa per continuare a tagliare sui nostri salari, sulla sicurezza, sui tempi di realizzazione.

Sta a noi fare in modo che la contrattazione delle paghe non vada sempre al ribasso e pretendere che si lavori con ritmi umani ed in un numero di persone adeguato, organizzandoci e non stando sempre e solo in concorrenza, dando vita ad una reale forza contrattuale collettiva.

Per lavorare ci viene richiesta tanta passione, molta fatica, estrema puntualità e disponibilità, competenza e attenzione impeccabili, santa pazienza e una continua disponibilità al sacrificio.

In cambio riceviamo un’ indiscutibile precarietà, contratti inadeguati, turni senza orari stabiliti, poca serietà ai vertici della piramide nella gestione organizzativa degli eventi che provoca: ritardi inaccettabili nelle paghe, disinteresse sulla sicurezza, superficialità nella formazione del personale, leggerezza nella progettazione delle strutture e nell’avallare l’idoneità delle location che devono accoglierle.

E tutto ciò avviene poiché la velocità del ripetersi degli eventi live impone l’abitudine di dare sempre per scontate alcune importanti variabili. Così lo show può andare avanti e una volta smontato tutto non ne rimane più traccia. Quello che qui oggi ha funzionato, domani funzionerà anche in un altro luogo, con gli stessi materiali, anche se domani saranno più usurati, e magari anche ottimizzando, quindi riducendo, il personale.

Vista l’importanza di questo settore, a livello economico, culturale e comunicativo,
è inaccettabile per noi lavoratori continuare a vivere quotidianamente in balia degli eventi e senza alcuna tutela.

COLLETTIVO AUTORGANIZZATO OPERAI dello SPETTACOLO LIVE ROMA

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